un-giorno-sara-tuo

Siamo negli anni 60/70 e quando si incontravano i ragazzi si chiedeva loro cosa avrebbero fatto da grandi.

In quel periodo i canali televisivi erano ancora pochi e mancavano i social, pertanto gli stimoli maggiori arrivavano dalla vita reale.

Pompiere, il medico di famiglia, la polizia, astronauta, geometra e altre professioni di spicco del momento erano le risposte più gettonate.

Con compiacimento di chi faceva la domanda la risposta era sempre la stessa, Vedrai che un giorno anche tu sarai quello… non riferito al lavoro in se stesso ma sopratutto alla dignità umana che esso rappresentava.

Per questi ragazzi sapere che avevano delle prospettive era un valido motivo per iniziare a gestire la loro vita in rapporto al ruolo che avrebbero ricoperto.

Alcuni genitori quando ammonivano i loro figli gli dicevano: Guarda che se ti comporti così non diventerai mai quello che speri di essere, e lì scoppiava il pianto ma dopo un po’ finiva e magari si metteva più impegno per raggiungere l’obbiettivo.

Molti di questi ragazzi sono riusciti a diventare ciò che avevano sempre sognato, altri si sono orientati su nuove prospettive, ma in comune tutti sapevano che avrebbero avuto tante possibilità e il loro futuro era pieno di buone speranze.

A scuola di mio figlio scherzando con alcuni suoi compagni ho detto che se non studiavano non avrebbero fatto il lavoro a cui aspiravano, ma non credo di aver fatto la domanda giusta perché alcuni di loro si sono messi a ridere mentre altri mi guardavano come se avessi detto una grande stronzata e fuori luogo.

Dalle successive conversazioni e richieste di chiarimenti in merito alle loro aspettative e chiaramente emerso una desolante verità a cui avevo pensato ma che forse non è facile ammettere che possa esistere in realtà, i giovani di oggi l’immaginiamo costantemente succubi di facebook, instagram e you tube e insensibili alla realtà, ma così non è.

Sentono, ascoltano, osservano più di quanto noi immaginiamo. Non sono insensibili alle problematiche odierne e su ogni discussione sociale e politica creano un loro pensiero che a volte non riescono ad esternare perché pensano che nessuno li ascolta, genitori compresi.

Se credono che studiare e dare il massimo per ottenere i migliori risultati sia tempo perso è solo il riflesso di tutte le informazioni catastrofiche che ci investono ogni giorno, pensano che per prendere un buon posto di lavoro dipende solo dalle raccomandazioni e non dalle proprie capacità personali.

Difficile dargli torto visto tanti incompetenti che ricoprono ruoli di responsabilità sia nel pubblico che privato.

Molti responsabili delle selezioni pensano di trovarsi di fronte a ragazzi incapaci, insensibili e distratti dai loro futili interessi, sono preconcetti e grandi ostacoli che impediscono di scoprire nuove e promettenti figure professionali.

Qualcuno portando suo figlio su una collina gli disse che tutto quello che vedeva e non vedeva perché lontano un giorno sarebbe stato tutto suo.

Cosa possiamo dire noi oggi a questi ragazzi?.

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